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Scambi culturali con l'estero

Il viaggio non soltanto allarga la mente: le dà forma” (Bruce Chatwin)

 Il progetto educativo

Un periodo di studio all’estero di un anno o anche solo di alcuni mesi consente ad un giovane studente di vivere un’esperienza formativa forte, che permette di entrare in profondità nella realtà culturale di un altro Paese. Per un giovane è un’esperienza unica, che mette alla prova le risorse cognitive, affettive e relazionali, che ri-configura valori, identità, comportamenti e apprendimenti. Imparare a leggere e ad utilizzare altri codici, saper riconoscere regole e principi diversi, orientarsi fuori dal proprio ambiente umano e sociale utilizzando “le mappe” di una cultura altra, non è affatto semplice, esige un impegno che va oltre quello richiesto dalla frequenza di un anno di studio normale: al centro di un’esperienza di questo tipo c’è lo sviluppo di competenze interculturali, ma sono in gioco anche altri apprendimenti: tutti quelli richiesti dall’Europa della conoscenza.

La scuola che abbraccia lo scambio di giovani come strumento di confronto interculturale partecipa a pieno titolo alla promozione della “società della conoscenza” e alla realizzazione degli obiettivi strategici definiti nel marzo 2000 dal Consiglio Europeo a Lisbona. La scuola che invia propri studenti all’estero, ospita studenti stranieri o partecipa a scambi di classe organizzati tra Istituti scolastici ha la possibilità di trasformare in risorsa per tutti l’esperienza vissuta dai giovani. Attraverso una forte adesione ai progetti di scambio, la scuola ha infatti la possibilità di ampliare e internazionalizzare la propria offerta formativa, stimolare interesse verso culture diverse dalla nostra, confrontarsi con l’esterno, stimolare interesse per le lingue, promuovere formazione “globale”, esercitare flessibilità di approcci didattici ed organizzativi al proprio interno, educare alla differenza, utilizzare la mobilità studentesca come risorsa, stabilire relazioni con scuole partner nei Paesi con cui avvengono gli scambi stessi.

Un numero sempre maggiore di scuole accoglie la raccomandazione dell’Unione Europea a sostenere una cultura della mobilità nei giovani, al fine di costruire una “società della conoscenza più competitiva e dinamica in grado di realizzare una crescita economica sostenibile con nuovi e migliori posti di lavoro e una maggiore coesione sociale”.

Queste scuole valorizzano gli scambi individuali e di classe come potente strumento di ampliamento degli orizzonti didattici sviluppando nei propri alunni nuove competenze che mirano a renderli più sensibili alle tematiche mondiali e più capaci di interagire con esse con maggiore consapevolezza della propria identità culturale e del valore di quella degli altri. Insieme agli apprendimenti scientifici, umanistici, artistici e matematici, dirigenti scolastici e docenti di molte scuole facilitano attraverso gli scambi culturali e l’ospitalità di studenti stranieri l’acquisizione di capacità fondamentali per un giovane che deve saper vivere e lavorare in una società multiculturale ed interdipendente: interesse e capacità di confronto con culture diverse, comprensione ed uso di più lingue, linguaggi e codici, capacità di organizzazione del proprio apprendimento e di orientamento al di fuori del proprio ambiente sociale, capacità di convivenza con regole e principi diversi.

La presenza di un alunno straniero costituisce un’importante opportunità per la scuola che lo accoglie ed offre a tutti – anche a coloro che non possono o non vogliono partecipare a programmi di studio all’estero - la possibilità di sperimentare un laboratorio quotidiano di confronto su abitudini e valori diversi. Un confronto che sollecita, come prioritariamente richiesto da tutte le istituzioni scolastiche italiane ed europee, corretti comportamenti interculturali negli alunni e nei docenti. Una scelta, un impegno, competenze e capacità che vanno esplicitate ed affermate nel territorio in cui opera la scuola che vuole promuovere la dimensione internazionale ed interculturale dell’educazione.
Il POF d’Istituto deve contemplare questi orientamenti esplicitando le scelte educative, strategiche ed organizzative in ambito di mobilità studentesca individuale, di classe, di partecipazione a progetti europei e internazionali, per la creazione di una società mondiale pacificata, non attraverso la presenza egemone di poche culture ai danni di tutte le altre, ma attraverso il riconoscimento degli apporti che ogni cultura (non mitizzata, né fossilizzata, ma nel suo divenire) può dare alla soluzione di problemi comuni.

Si tratta di collaborare alla costruzione di una società a misura d'uomo in un mondo trasformato in villaggio dalla tecnologia, dove il conflitto non sia dissimulato o risolto con la violenza, ma sia fonte di soluzioni originali e di progresso e dove le soluzioni emergenti non siano sempre quelle delle nazioni più ricche, ma riflettano anche quelle emarginate, oggi spesso senza terra, nazione o parola.

Obiettivi e finalità

Considerato il valore culturale e formativo delle esperienze di scambio culturale e la loro complessità, vengono definiti prioritari per l’Istituto i seguenti obiettivi:

  • Monitorare il soggiorno degli studenti all’estero dal punto di vista didattico;
  • Responsabilizzare gli allievi sui loro doveri durante e dopo l’esperienza, in funzione di un ottimale reinserimento nella scuola italiana;
  • Assicurare una corretta valutazione dell’esperienza all’estero ai fini del reinserimento e dell’attribuzione dei crediti;
  • Favorire la condivisione dell’esperienza interculturale all’interno dell’istituto, in modo da non lasciarla confinata in un ambito strettamente personale.

Le finalità preminenti che trovano realizzazione negli scambi culturali sono le seguenti:

  • sviluppare e approfondire "sul campo" le competenze linguistiche;
  • conoscere e confrontarsi con le altre culture;
  • superare pregiudizi e stereotipi;
  • cogliere la ricchezza della diversità;
  • possibilità di raffronto completo con la realtà del paese straniero ospitante;
  • opportunità di conoscere stili di vita e consuetudini similari o diverse dal proprio quotidiano, ma comunque autentici e specifici del paese straniero ospitante;
  • possibilità di visitare, e di conoscere un sistema scolastico diverso dal proprio;
  • possibilità d’interagire con “native speakers” utilizzando così nel modo più naturale la lingua straniera oggetto di studio.

Finalità non secondaria è che gli scambi, se opportunamente organizzati, possono contribuire in modo fattivo alla comprensione fra i popoli.

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